Autore: Enrico Ferri
TITOLO: Le cose perfette non esistono tra gli uomini. Don Arrigo Beccari
PREFAZIONE
Conoscere la biografia di don Arrigo Beccari è doppiamente utile. In primo luogo, perché in lui si ritrovano parecchie caratteristiche tipiche di un certo clero italiano del Novecento: spirito d’iniziativa, attenzione ai problemi sociali e alla grande piaga della povertà, piena fedeltà alla gerarchia, abbinata però a un vivace senso di indipendenza pratica. In secondo luogo, perché egli rappresenta bene le scelte compiute da molti preti della sua generazione precipitati nel vortice del fascismo, della guerra mondiale e dell’occupazione tedesca.
È sempre opportuno aggiungere che in don Arrigo e nei tanti sacerdoti come lui non si esaurisce la gamma dei comportamenti del clero italiano: come in ogni ambiente umano, accanto ai coraggiosi e ai lucidi, ci furono i pavidi e i conformisti, coloro che non si accorsero di nulla e quelli che si atteggiarono a novelli don Abbondio di manzoniana penna. Lo dimostra, in queste pagine, anche il pur rapido tratteggio dell’operato del vescovo di Modena, Boccoleri, e di quello di Carpi, Dalla Zuanna. Due modi differenti di intendere i propri compiti.
Questo libro di Enrico Ferri ha il merito di ricostruire, per quanto possibile, l’intera biografia di don Arrigo, dalla formazione giovanile ai primi anni di sacerdozio, dagli anni della guerra agli anni Cinquanta. Non tutto è detto e non tutto si può mai sapere nella vita di un essere umano, uomo o donna che sia, ma il biografo sa che l’importante è mettere su carta quel che si può documentare e raccontare, puntando semmai a suscitare nuove curiosità e domande. Nel caso di don Beccari e dei suoi confratelli, per esempio, vorremmo sapere di più sui contenuti della sua formazione seminariale, sulle caratteristiche della sua spiritualità o anche sulle modalità della sua azione pastorale quotidiana.
Le pagine di questo libro evidenziano la forte influenza esercitata nell’intero Modenese (e non solo) da don Zeno Saltini, il controverso animatore dei Piccoli Apostoli e il fondatore della particolarissima esperienza di Nomadelfia. A questo proposito, non si deve mai dimenticare che don Zeno fu, nei primi anni del secondo dopoguerra, figura di rilievo nazionale, capace di suscitare l’attenzione e anche la stima e l’affetto di innumerevoli protagonisti della vita politica, economica e religiosa dell’Italia di allora. Penso, per citare soltanto un paio di nomi, a don Primo Mazzolari e a padre David Turoldo.
L’influenza di don Zeno su don Arrigo è ampiamente documentata da Enrico Ferri e si riflette nella inesausta passione del prete modenese per i poveri, specialmente i più piccoli. Non si tratta soltanto dei Ragazzi di Villa Emma, sui quali molto già si sa da tempo, ma anche dei ragazzi di Rubbiara, la frazione di Nonantola sede dell’apostolato di don Beccari. Sono illuminanti, a questo proposito, le tante pagine che il nostro autore dedica alle difficoltose iniziative scolastiche avviate dopo il 1945.
Proprio questo aspetto va segnalato. Di molti protagonisti della Resistenza (intesa in tutte le sue varie forme, con o senza armi) abbiamo imparato molto, ma le nostre conoscenze si fermano al 1945. E dopo? Ci manca ancora la possibilità di istituire delle comparazioni sul dopo. Quanto le vicende del 1943-1945 incisero sulla loro vita? Come venne riletta l’esperienza resistenziale e partigiana? Quale coerenza fu istituita rispetto agli ideali professati in tempo di guerra? E via dicendo… Nel caso dei laici, quanti scelsero di sfruttare le proprie azioni per “far carriera” e quanti si ritirarono – novelli Cincinnato – nella loro vita familiare e professionale, disdegnando prebende e guadagni?
Non parliamo poi delle donne: chiamate a ruoli di grande pericolo e responsabilità, scoprirono il gusto della partecipazione e dell’indipendenza (pur relativa), ma – dopo la Liberazione – vennero risospinte verso la dimensione casalinga. Tuttavia, quell’esperienza resistenziale le segnò per la vita intera e fu l’inizio di una storia nuova, nella quale la conquista del diritto di voto costituì solamente il primo passo.
E dei preti, invece, che dire? Alcuni, come il citato don Mazzolari, avviarono un faticoso processo di riflessione sulla liceità del ricorso alle armi; altri, si ritrassero nella loro attività pastorale e preferirono sorvolare su quanto fatto; taluni non riuscirono a superare i traumi e le emozioni e lasciarono persino la tonaca, mentre – al contrario – molti colsero l’occasione per rinvigorire la propria vocazione, riscoprendone la freschezza. Altri ancora – e qui il pensiero va a figure come don Paolo Liggeri a Milano e don Giacomo Vender a Brescia (e molti come loro) – rimasero fedeli per tutta la vita all’unione tra vocazione sacerdotale e impegno per gli ultimi. Così avvenne, per rimanere nell’ambito modenese, per don Mario Rocchi e don Ivo Silingardi, realizzando in pratica i progetti già sognati da don Elio Monari. Don Arrigo Beccari si colloca certamente tra costoro, mentre riesce difficile, mi pare di capire, sapere qualcosa sull’evoluzione della sua spiritualità e della sua consapevolezza dell’essere prete.
Di sicuro, per tutti, il conflitto mondiale rappresentò una circostanza preziosa (anche dal peggior male si può trarre il miglior bene…) per uscire dalle sacrestie e conoscere più da vicino non solo i propri fedelissimi, ma anche gli appartenenti ad altre fedi (gli ebrei, i comunisti, poi anche i protestanti con l’arrivo delle truppe alleate). Oltre che i “senza Dio”. Per molti preti, la deportazione, il carcere, la vita clandestina o la permanenza in montagna divennero altrettante occasioni per perdere la propria aurea di sacralità e ritrovarsi uomini tra gli uomini, anche nelle circostanze più prosaiche e sgradevoli della vita quotidiana.
Le pagine scritte da Ferri confermano bene anche quanto gli storici hanno spiegato negli ultimi decenni e cioè che i confini tra la Resistenza disarmata e quella armata sono del tutto labili e confusi. Don Arrigo, come molti suoi confratelli, iniziò la sua attività “sovversiva”, aiutando dopo l’8 settembre i militari italiani in fuga dai tedeschi e quelli alleati scappati dai campi di prigionia. Tale opera si saldò con quella volta a salvare i Ragazzi di Villa Emma. Ma aiutare un bambino ebreo non era la stessa cosa che far traversare le linee a un soldato: il primo costituiva un pericolo soltanto agli occhi dei tedeschi fanaticamente razzisti, il secondo avrebbe invece potuto riprendere le armi e combattere (con i propri connazionali o mescolandosi ai partigiani italiani sulle montagne).
Con il suo libro, Ferri fa luce anche su alcuni aspetti del tempo della guerra fredda. Non va infatti dimenticata la sua ricostruzione delle traversie passate da don Beccari nei suoi progetti scolastici. Una parte delle difficoltà da lui incontrate, infatti, dipese anche dalle contrapposizioni crescenti tra cattolici e sinistra, sia “laica” sia comunista. Del resto, e lo sappiamo bene, poter influenzare, in un modo o nell’altro, l’istituzione scolastica ha da sempre un rilievo anche politico, almeno in prospettiva futura.
In conclusione, questo libro si aggiunge meritoriamente a quella che potremmo definire come una biblioteca di biografie dei protagonisti della nostra storia, in particolare di quella del Novecento. Non è cosa da poco.
Giorgio Vecchio
Università degli studi di Parma
Il Testo
SOMMARIO
Prefazione
Giorgio Vecchio
Introduzione
Andare contro una legge ingiusta provoca un piacere meraviglioso
Capitolo Primo
Don Arrigo Beccari e il dottor Giuseppe Moreali
Premessa
1.1 Don Arrigo Beccari
1.2 Il dottor Giuseppe Moreali
Capitolo Secondo
«Se tu non fossi don Zeno…». Don Arrigo Beccari e don Zeno Saltini
2.1 Don Zeno Saltini e l’Opera Piccoli Apostoli
2.2 Don Arrigo Beccari e don Zeno Saltini. Nascita dei Sacerdoti Piccoli Apostoli
2.3 In brevissimo cinque vescovi
Capitolo Terzo
Don Arrigo Beccari nella Resistenza
3.1 L’aiuto ai soldati alleati in fuga dopo l’otto settembre 1943
3.2 I Ragazzi di Villa Emma e il soccorso ad altri ebrei
3.3 L’aiuto ai ricercati; la stamperia clandestina e i documenti
Capitolo Quarto
L’arresto, il carcere, Mafalda Serafini
4.1 L’arresto
4.2 La detenzione
4.3 Mafalda Serafini
Capitolo Quinto
Il dopoguerra e la scuola di avviamento professionale: Nonantola 1946-1949; Rubbiara 1949-1971
Capitolo Sesto
Tutto quanto il resto
Appendice fotografica
Abbreviazioni e bibliografia
Indice dei nomi
Caratteristiche
Collana Centro Studi Storici Nonantolani: “Biblioteca 88”
Editori: Archivio Abbaziale – Nonantola, Centro Studi Storici Nonantolani, Collana Il Fiorino – Edizioni Gruppo Sigem
Anno: 2025
Pagine: 195
Formato: 17 x 24
Isbn: 9 788873874294








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